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scritto da Karl Marx ha scritto:

Inserita circa 8 anni fa |Commenti(0)
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Karl_Marx_ Sono in viaggio attraverso l’Olanda. A quanto posso vedere dai giornali locali e francesi, la Germania è sprofondata giù nel fango e vi sprofonderà ancor più. Le assicuro che, anche ad essere ben lontani dal provare l’orgoglio nazionale, senza dubbio si prova la vergogna nazionale, perfino in Olanda. Il più piccolo olandese è pur sempre il cittadino di uno Stato in confronto al più grande tedesco. E i giudizi degli stranieri sul governo prussiano! Domina in essi un accordo terrorizzante, nessuno s’inganna più su questo sistema e sulla sua natura semplice. A qualcosa, dunque, è pur servita la nuova scuola. L’abito di parata del liberalismo è caduto, e agli occhi di tutto il mondo sta, in tutta la sua nudità, il più repellente dispotismo. Anche questa è una rilevazione, se pur a rovescio. È una verità, che se non altro c’insegna a conoscere la vuotezza del nostro patriottismo, la mostruosità del nostro Stato, e a nascondere la faccia. Lei mi guarderà sorridendo, e mi chiederà: che cosa ci si è guadagnato? Non per vergogna si fanno le rivoluzioni. lo rispondo: la vergogna è già una rivoluzione; essa è realmente la vittoria della Rivoluzione francese sul patriottismo tedesco, dal quale era stata vinta nel 1813. La vergogna è una sorta di ira che si rivolge contro se stessa. E se un’intera nazione si vergognasse realmente, diverrebbe simile al leone, che prima di spiccare il balzo si ritrae su se stesso. Ammetto che in Germania non esiste ancora neppure la vergogna; al contrario, questi miserabili sono tuttora patrioti. Ma quale altro sistema potrebbe far dileguare il loro patriottismo, se non questo ridicolo sistema del nuovo cavaliere? La commedia del dispotismo che si rappresenta con noi, è per lui altrettanto pericolosa quanto lo fu un tempo la tragedia per gli Stuart e i Borboni. E anche se per un lungo periodo non si dovesse considerare questa commedia per ciò che essa realmente è, pure sarebbe già una rivoluzione. Lo Stato è una cosa troppo seria perché se ne faccia un’arlecchinata. Forse si potrebbe far camminare per parecchio tempo col favore del vento una nave carica di pazzi; ma essa andrebbe ugualmente incontro al suo destino, proprio perché i pazzi non ci crederebbero. Questo destino è la rivoluzione, quella rivoluzione che ci sovrasta.
(Lettera a Ruge, marzo 1843)


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