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scritto da Ernest Hemingway ha scritto:

Inserita circa 5 anni fa |Commenti(0)
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Valutata 2.63/5 (52.57%) (315 Voti)

L'infermiera entrò nella stanza e chiuse la porta. Sedetti fuori in corridoio. Tutto era finito dentro di me. Non pensavo a niente. Non potevo pensare. Sapevo che sarebbe morta e pregavo che non morisse. Non lasciarla morire. Oh Dio, per favore non lasciarla morire. Farò tutto quello che vuoi se non la lasci morire. Ti prego, ti prego, ti prego, Dio caro, non lasciarla morire. Dio caro, non lasciarla morire. Ti prego, ti prego, ti prego, non lasciarla morire. Dio, ti prego, non farla morire. Farò tutto quello che vuoi se non la lasci morire. Hai preso il bambino ma non lasciarla morire. Hai fatto bene ma non lasciarla morire. Ti prego, ti prego, Dio caro, non lasciarla morire.
L'infermiera aprì la porta e mi fece cenno col dito di avvicinarmi. La seguii nella stanza. Catherine non alzò lo sguardo quando entrai. Mi avvicinai al capezzale del letto. Il dottore era in piedi dall'altra parte del letto. Catherine mi guardò e sorrise. Mi curvai sul letto e incominciai a piangere.
"Povero caro" disse Catherine, sottovoce. Era grigia.
"Stai bene, Cat" dissi. "Starai benissimo."
"Sto per morire" disse, poi aspettò e disse: "Non voglio".
Le presi la mano.
"Non toccarmi" disse. Le lasciai la mano. Sorrise. "Povero caro. Toccami finché vuoi."
"Starai bene, Cat. So che starai bene."
"Volevo scriverti una lettera che tu conservassi se succedeva qualcosa, ma non l'ho scritta."
"Vuoi che ti chiami un prete o qualcuno che venga a vederti?"
"Solo te" disse. Poi, poco dopo: "Non ho paura. E solo che non voglio".
"Non deve parlare tanto" disse il dottore.
"Va bene" disse Catherine.
"Vuoi che faccia qualcosa, Cat? Posso darti qualcosa?"
Catherine sorrise: "No". Poi, poco dopo: "Non farai con un'altra quello che facevamo noi, e non dirai le stesse cose, vero?".
"Mai."
"Però voglio che tu vada con le ragazze."
"Non voglio andarci."
"Lei parla troppo" disse il dottore. "Il signor Henry deve uscire. Può ritornare più tardi. Lei non sta per morire. Non deve fare la sciocca."
"Va bene" disse Catherine. "Verrò con te di notte" disse. Le riusciva molto difficile parlare.
"Per favore, vada fuori della stanza" disse il dottore. "Lei non può parlare."
Catherine mi sbatté gli occhi, col viso grigio. "Sarò qui fuori" dissi.
"Non preoccuparti, caro" disse Catherine. "Non ho affatto paura. È solo un trucco sporco."
"Tesoro caro, così coraggiosa."
Aspettai fuori in corridoio. Aspettai a lungo. L'infermiera venne alla porta e mi si avvicinò. "Temo che Madame Henry stia molto male" disse. "Temo per lei."
"È morta?"
"No, ma è uscita di coscienza."
Pare che avesse un'emorragia dietro l'altra. Non riuscirono a fermarle. Entrai nella stanza e restai con Catherine finché mori. Non riprese mai conoscenza e non impiegò molto tempo a morire.

Fuori della stanza, in corridoio, dissi al dottore: "C'è qualcosa che possa fare stanotte?".
"No. Non c'è niente da fare. Posso accompagnarla in albergo?"
"No, grazie. Rimarrò qui un momento."
"So che non c'è niente da dire. Non so dirle..."
"No" dissi. "Non c'è niente da dire."
"Buona notte" disse. "Non posso accompagnarla in albergo?"
"No, grazie."
"Era l'unica cosa da fare" disse. "L'operazione si è dimostrata ..."
"Non voglio parlarne" dissi.
"Vorrei accompagnarla in albergo."
"No, grazie."
Si avviò in corridoio. Mi avvicinai alla porta della stanza.
"Non può entrare, adesso" disse un'infermiera.
"Sì, posso" dissi.
"Non può ancora entrare."
"Vada via" dissi. "Anche quell'altra."
Ma quando le ebbi fatte uscire ed ebbi chiusa la porta e spenta la luce non servì a niente. Fu come salutare una statua. Dopo un po' me ne andai e uscii dall'ospedale e ritornai a piedi in albergo nella pioggia.

(Addio alle armi, Mondadori 1958
Traduzione di Fernanda Pivano)


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