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scritto da Giorgio Caproni ha scritto:

Inserita circa 2 settimane fa |Commenti(0)
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Valutata 3.27/5 (65.33%) (15 Voti)

Giorgio_Caproni Entravo da una porta stretta,
di nottetempo, e il mare
io lo sentivo bagnare
la mia mano – la cieca
anima che aveva fretta
e, timida, perlustrava
il muro, per non inciampare.

Dal vicolo, all’oscillare
d’una lampada (bianca
ed in salita fino
a strappare il cantino
al cuore), ahi se suonava
il lungo corno il vento
(lungo come un casamento)
nell’andito buio e salino.

Con me, mentre un cerino
mi si sfaceva bagnato
fra le dita, alla guazza
marina anche la luna
entrava – entrava una
una ragazza, che la calza,
cauta, s’aggiustava.

Era un portone in tenebra,
di scivolosa arenaria:
era, nell’umida sera
promiscua, il mio ingresso a Genova.


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