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scritto da Leonardo Sciascia ha scritto:

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Mentre in questura ferveva l'allestimento della camera ardente per il commissario (solenni sarebbero stati i funerali) l'uomo della Volvo, tirato fuori dal carcere, vi fu portato per degli adempimenti burocratici, per cui sarebbe stato, finalmente, completamente libero.
Assolti quegli adempimenti, ne stava uscendo scarmigliato e angosciosamente ilare, quando sulla soglia incontrò padre Cricco in nicchio, cotta e stola, che veniva a benedire la salma.
Padre Cricco lo fermò con un gesto. Disse: «Mi pare di conoscerla: lei è della mia parrocchia?».
«Ma che parrocchia? Io non ho parrocchia» disse l'uomo; e usci con gioiosa furia.
Trovo al posteggio, con cedola di contravvenzione, la sua Volvo. Ma gli parve una cosa da riderne, tanto era contento.
Uscì dalla città cantando. Ma a un certo punto fermò di colpo la macchina, tornò ad incupirsi, ad angosciarsi. «Quel prete,» si disse «quel prete... l'avrei riconosciuto subito, se non fosse stato vestito da prete: era il capostazione, quello che avevo creduto fosse il capostazione».
Pensò di tornare indietro, alla questura. Ma un momento dopo: «E che, vado di nuovo a cacciarmi in un guaio, e più grosso ancora?».
Riprese cantando la strada verso casa.
(Una storia semplice)

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