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Frasi sull'argomento famiglia 7

Jean Jacques Henner - La liseuse

dillo con parole sue

Ennio Flaiano : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 10 anni fa |Commenti(0) |

Valutata 2.71/5 (54.18%) (330 Voti)
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Oggi ho lasciato la mia famiglia perché ero stanco di sentirmi solo.



Lev Tolstoj : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 9 anni fa |Commenti(0) |

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Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo. / Tutto era sossopra in casa degli Oblònskije. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva avuto un legame con una governante francese ch'era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito che non poteva vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente e dagli stessi coniugi, e da tutti i membri della famiglia, e dai familiari. Tutti i membri della famiglia e i familiari sentivano che la loro coabitazione non aveva senso e che le persone incontratesi per caso in una locanda erano più unite fra loro che non essi, membri della famiglia e familiari degli Oblònskije. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito non era in casa da tre giorni; i bimbi correvano per tutta la casa come sperduti; la signorina inglese s'era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto a una amica, chiedendole di cercarle un nuovo posto; il cuoco se n'era andato via già il giorno prima durante il pranzo; la cuoca della servitù e il cocchiere s'erano licenziati. / / [Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Leone Ginzburg, Einaudi, 1993]



Maurizio Maggiani : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 9 anni fa |Commenti(0) |

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Prima di mettersi a tavola la famiglia si lavava nei catini e nelle conchette sparse intorno al camino con pani di sapone giallo, e si cambiava d’abito e di scarpe. Quelli che tornavano dai campi entravano nella cucina già scalzi, ma i loro piedi facevano rumore come se fossero suole. / Mentre mangiava parlava poco e niente la famiglia, perché tutti avevano fame e non si parla con la bocca piena, a meno che non ci sia da dire che è buono quello che stai mangiando. Ma finito, quando non c’era più un pezzo di pane in giro e già qualcuno si stava rigirando uno stuzzicadenti tra le labbra, c’era chi, con un bel gesto della mano, allontanava il piatto, ripiegava il lembo della tovaglia e ci poggiava sopra il gomito. Sempre qualcuno pronto per quel gesto. Lo stesso identico chiunque lo facesse, fosse il patriarca, fosse la femmina più giovane. Quel gesto, ora lo so, stabiliva uno spazio e un tempo e un modo per quel tempo e quello spazio che uno specialista del ramo “comportamenti umani tribali” avrebbe definito sacro. Ma quando accadeva non mi sembrava che fosse niente di più dell’inizio, il semplice gesto d’inizio, di quello che sarebbe successo: qualcuno avrebbe raccontato qualcosa. La famiglia non sarebbe andata subito a dormire. Aveva prima da digerire una lunga giornata di fatica e di patiri, aveva da digerire la minestra con le cotenne, la polenta con gli ossetti. Assimilazione lenta, lento raccontare. / (Mi sono perso a Genova)



Diego De Silva : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 7 anni fa |Commenti(0) |

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Poi me ne torno a casa. Per strada penso: non avevo capito niente. Ho 42 anni, due figli, vivo da solo, mia moglie mi ha lasciato per un architetto, l'ho aspettata tanto, adesso che mi rivuole non la voglio; guadagno poco, non ho fatto carriera; e non mi fa più male(....) / (Non avevo capito niente, Einaudi)



John Cheever : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 7 anni fa |Commenti(0) |

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Quando penso alla mia famiglia, mi ricordo sempre delle loro spalle. Se ne andavano via sempre sdegnati. Questo è il modo in cui me li ricordo, in direzione di una via d'uscita. / (Citato da Susan Cheever, Home Before Dark Houghton Mifflin (1984))



Claude Lévi-Strauss : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 4 anni fa |Commenti(0) |

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L'insieme dei costumi di un popolo è contrassegnato sempre da uno stile; questo forma dei sistemi. Sono persuaso che questi sistemi non esistono in numero illimitato, e che le società umane, come gli individui - nei loro giuochi, nei loro sogni, nei loro deliri - non creano mai in modo assoluto, ma si limitano a scegliere certe combinazioni in un repertorio ideale agevolmente ricostruibile. Facendo l'inventario di tutti i costumi osservati, di tutti quelli immaginati nei miti, di quelli evocati nei giuochi dei fanciulli e degli adulti, dei sogni degli individui sani o malati e dei comportamenti psicopatologici, si giungerebbe a comporre una specie di quadro periodico come quello degli elementi chimici, in cui tutti i costumi reali o semplicemente possibili apparirebbero raggruppati in famiglie, e in cui non avremmo più che da riconoscere quelli che le società hanno effettivamente adottato. / (Tristi tropici)



Erri De Luca : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 3 anni fa |Commenti(0) |

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Nello scasso profondo dei nuclei familiari Natale arriva come un faro sui cocci e fa brillare i frantumi. Si aggiungono intorno alla tavola apparecchiata sedie vuote da tempo.Per una volta all’anno, come per i defunti, si va in visita al cerchio spezzato. / Natale è l’ultima festa che costringe ai conti. Non quelli degli acquisti a strascico, fino a espiare la tredicesima, fino a indebitarsi. Altri conti e con deficit maggiori si presentano puntuali e insolvibili. / I solitari scontano l’esclusione dalle tavole e si danno alla fuga di un viaggio se possono permetterselo, o si danno al più rischioso orgoglio d’infischiarsene. Ma la celebrazione non dà tregua: vetrine, addobbi, la persecuzione della pubblicità da novembre a febbraio preme a gomitate nelle costole degli sparpagliati. / Natale è atto di accusa. Perfino Capodanno è meno perentorio, con la sua liturgia di accatastati intorno a un orologio con il bicchiere in mano. Natale incalza a fondo i disertori.(...)



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