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Frasi sull'argomento erotismo 5

Laurits Andersen Ring - Ved frokostbordet og morgenaviserne

dillo con parole sue

Simone de Beauvoir : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 10 anni fa |Commenti(0) |

Valutata 2.61/5 (52.14%) (308 Voti)
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Ciò che dà alle donne chiuse nell'omosessualità un carattere virile non è la loro vita erotica, ma l'insieme delle responsabilità che sono costrette ad assumere in quanto fanno a meno degli uomini.



A. S. Byatt : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 9 anni fa |Commenti(0) |

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L'amplesso non è qualche cosa di simile all'eucaristia? (fr. 1028)



Giuseppe Tomasi di Lampedusa : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 9 anni fa |Commenti(0) |

Tancredi voleva che Angelica conoscesse tutto il palazzo nel suo complesso inestricabile di foresterie vecchie e foresterie nuove, appartamenti di rappresentanza, cucine, cappelle, i teatri, quadrerie, rimesse odorose di cuoi, scuderie, serre afose, passaggi, anditi, scalette, terrazzine e porticati, e soprattutto di una serie di appartamenti smessi e disabitati, abbandonati da decenni e che formavano un intrico labirintico e misterioso. Tancredi non si rendeva conto (oppure si rendeva conto benissimo) che vi trascinava la ragazza verso il centro nascosto del ciclone sensuale, ed Angelica, in quel tempo, voleva ciò che Tancredi aveva deciso. Le scorribande attraverso il quasi illimitato edificio erano interminabili; si partiva come verso una terra incognita, ed incognita era davvero perché in parecchi di quegli appartamenti sperduti neppure Don Fabrizio aveva mai posto piede, il che del resto, gli era cagione di non piccolo compiacimento perché soleva dire che un palazzo del quale si conoscessero tutte le stanze non era degno di essere abitato. I due innamorati s'imbarcavano verso Citerà su una nave fatta di camere cupe e di camere solatie, di ambienti sfarzosi o miserabili, vuoti o affollati di relitti di mobilio eterogeneo. Partivano accompagnati da mademoiselle Dombreuil o da Cavriaghi (padre Pirrone con la sagacia del suo Ordine si rifiutò sempre a farlo), talvolta da tutti e due; la decenza esteriore era salva. Ma nel palazzo non era difficile di fuorviare chi volesse seguirvi: bastava infilare un corridoio (ve ne erano lunghissimi, stretti e tortuosi con finestrine grigliate che non si potevano percorrere senza angoscia), svoltare per un ballatoio, salire una scaletta complice, e i due ragazzi erano lontano, invisibili, soli come su un'isola deserta. Restavano a guardarli soltanto un ritratto a pastello sfumato via e che l'inesperienza del pittore aveva creato senza sguardo o su un soffitto obliterato una pastorella subito consenziente. Cavriaghi, del resto, si stancava presto ed appena trovava sulla propria rotta un ambiente conosciuto o una scaletta che scendeva in giardino se la svignava, tanto per far piacere all'amico che per andare a sospirare guardando le gelide mani di Concetta. La governante resisteva più a lungo, ma non per sempre; per qualche tempo si udivano sempre, più lontani, i suoi appelli, mai corrisposti: "Tancrède, Angelica, où étes-vous?" Poi tutto si richiudeva nel silenzio, striato solo dal galoppo dei topi al di sopra dei soffitti, dallo strisciare di una lettera centenaria dimenticata che il vento faceva errare sul pavimento: pretesti per desiderate Paure, per un aderire rassicurante delle membra. E l'Eros era sempre con loro, malizioso e tenace, il gioco in cui trascinava due fidanzati era pieno di azzardi e di malia. Tutti e due vicinissimi ancora all'infanzia prendevano piacere al gioco in sé godevano nell'inseguirsi, nel perdersi, nel ritrovarsi; ma quando si erano raggiunti i loro sensi aguzzati prendevano il sopravvento e le cinque dita di lui che s'incastravano nelle dita di lei, col gesto caro ai sensuali indecisi, il soffregamento soave dei polpastrelli sulle vene pallide del dorso, turbava tutto il loro essere, preludeva a più insinuate carezze. / / Una volta lei si era nascosta dietro un enorme quadro posato per terra; e per un po' "Arturo Corbera all'assedio di Antiochia" protesse l'ansia speranzosa della ragazza; ma quan­do fu scoperta, col sorriso intriso di ragnatele e le mani velate di polvere, venne avvinghiata e stretta, e rimase una eternità a dire "No, Tancredi, no," diniego che era un invito perché di fatto lui non faceva altro che fissare nei verdissimi occhi di lei l'azzurro dei propri. Una volta in una mattinata luminosa e fredda essa tremava nella veste ancora estiva; su di un divano coperto di stoffa a brandelli lui la strinse a sé per riscaldarla; il fiato odoroso di lei gli agitava i capelli sulla fronte; e furono momenti estatici e penosi, durante i quali il desiderio diventava tormento, i freni a loro volta, delizia. / (Il Gattopardo)



E.L. James : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 7 anni fa |Commenti(0) |

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(da Cinquanta Sfumature di Grigio) / Mi guardo allo specchio, arrabbiata e delusa. Al diavolo i miei capelli, che non vogliono saperne di stare a posto, e al diavolo Katherine Kavanagh, che si è ammalata e mi sottopone a questa prova. Dovrei studiare per gli ultimi esami, che saranno la settimana prossima, e invece eccomi qui a cercare di domare questa chioma ribelle. "Non devo più andare a letto con i capelli bagnati. Non devo più andare a letto con i capelli bagnati." Recitando più volte questo mantra tento, di nuovo, di addomesticarli con la spazzola. Contemplo esasperata la diafana ragazza castana con gli occhi azzurri, troppo grandi per il suo viso, che mi fissa dallo specchio, e depongo le armi. La mia unica possibilità è legarli in una coda e sperare di avere un aspetto almeno presentabile.



Alda Merini : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 7 anni fa |Commenti(0) |

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Ci fu spazio nella mia carne per te, / per te solamente / che volevi l'amplesso dei miei giorni; / un lungo peregrinare segreto / d'amore in amore / di tempio in tempio. / Una rosa mi tremava / sul ciglio delle dita / come se fosse carta di un veliero / e finalmente mi rompesti / le acque squisite della vita. / (da Clinica dell'abbandono)



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