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Frasi sull'argomento legge 8

Woman Reading (Kuroda Seiki)

dillo con parole sue

Massimo Cacciari : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 10 anni fa |Commenti(0) |

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Wikipedia contiene una voce riguardanteWikipedia>>Massimo Cacciari

Nessuno può guardare nell'anima di un altro. Se una persona ha davvero perso ogni speranza e per lei la vita è diventata una pura e semplice sofferenza, abbiamo il dovere di credergli. Il politico legislatore dovrà muoversi sì sulla base delle proprie convinzioni, ma dovrà saper formulare una legge che contempli l'insopprimibile libertà dell'individuo. La nostra cultura ha eretto la libertà a criterio supremo, e una decisione contraria alla libertà non avrebbe alcun fondamento. / Bisogna anzitutto verificare con il più severo rigore che la richiesta [di eutanasia] non derivi da alcuna forma di pressione e di necessità, che sia assolutamente libera. (da L'espresso n. 39 anno LII, 5 ottobre 2006)



Michel Foucault : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 8 anni fa |Commenti(0) |

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La morte è un supplizio nella misura in cui non è semplice privazione del diritto di vivere, ma occasione di calcolate sofferenze. (Sorvegliare e punire, 1975)



Honoré de Balzac : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 7 anni fa |Commenti(0) |

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Le leggi sono ragnatele che le mosche grosse sfondano mentre le piccole ci restano impigliate.



Eduardo De Filippo : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 6 anni fa |Commenti(0) |

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Nocella Ma la legge non può sostenere un vostro principio, sia pure umano, / rendendosi complice di un espediente perpetrato ai danni di un terzo. / Domenico Soriano non intende unirsi in matrimonio con voi. / domenico E ci devi credere. Se hai qualche dubbio, chiama un avvocato di / tua fiducia. / filumena No, ce credo. No pecché m’ ’o ddice tu che hai tutto l’interesse… / No ’pecché m’ ’o ddice l’avvocato, pecché io ll’avvucate nun ’e ccunosco… / Ma guardànnote nfaccia. Te pienze ca nun te cunosco? He pigliato n’ata / vota ’a stess’aria ’e padrone. Te si’ calmato… Na buscia me l’avarrisse ditta / senza me guarda’ nfaccia, cu ll’uocchie nterra… pecché tu buscie nun n’he / sapute maie dicere. È overo. / domenico Avvoca’, voi procedete. / nocella Se mi date mandato. / filumena (rimane per un attimo assorta. D’un tratto risponde all’ultima frase / che le aveva rivolto Nocella. Il suo tono è altero, ma va crescendo di fervore, fino / allo scatto) E io manco! (A Domenico) Io nemmeno te voglio! (A Nocella) Avvoca’ / procedete. Nun ’o voglio nemmeno io. Nun è overo ca stevo mpunt’ / ’e morte. Vulevo fa na truffa! Me vulevo arrubba’ nu cugnome! Ma cunuscevo / sulo a’ legge mia: chella legge ca fa ridere, no chella ca fa chiagnere! / (da Fimunena Marturano)



Gustave Flaubert : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 6 anni fa |Commenti(0) |

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Ma una donna ha continui impedimenti. A un tempo inerte e cedevole, ha contro di sé le debolezze della carne e la sottomissione alle leggi. La sua volontà, come il velo del suo cappello tenuto da un cordoncino, palpita a tutti i venti, c'è sempre un desiderio che trascina, e una convenienza che trattiene. / (Madame Bovary)



Cesare Beccaria : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 5 anni fa |Commenti(0) |

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Origine delle pene / / Le leggi sono le condizioni, colle quali uomini indipendenti ed isolati si unirono in società, stanchi di vivere in un continuo stato di guerra e di godere una libertà resa inutile dall’incertezza di conservarla. Essi ne sacrificarono una parte per goderne il restante con sicurezza e tranquillità. La somma di tutte queste porzioni di libertà sacrificate al bene di ciascheduno forma la sovranità di una nazione, ed il sovrano è il legittimo depositario ed amministratore di quelle; ma non bastava il formare questo deposito, bisognava difenderlo dalle private usurpazioni di ciascun uomo in particolare, il quale cerca sempre di togliere dal deposito non solo la propria porzione, ma usurparsi ancora quella degli altri. Vi volevano de’ motivi sensibili che bastassero a distogliere il dispotico animo di ciascun uomo dal risommergere nell’antico caos le leggi della società. Questi motivi sensibili sono le pene stabilite contro agl’infrattori delle leggi. Dico sensibili motivi, perché la sperienza ha fatto vedere che la moltitudine non adotta stabili principii di condotta, né si allontana da quel principio universale di dissoluzione, che nell’universo fisico e morale si osserva, se non con motivi che immediatamente percuotono i sensi e che di continuo si affacciano alla mente per contrabilanciare le forti impressioni delle passioni parziali che si oppongono al bene universale: né l’eloquenza, né le declamazioni, nemmeno le piú sublimi verità sono bastate a frenare per lungo tempo le passioni eccitate dalle vive percosse degli oggetti presenti.



Cesare Beccaria : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 5 anni fa |Commenti(0) |

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Diritto di punire / Ogni pena che non derivi dall’assoluta necessità, dice il grande Montesquieu, è tirannica; proposizione che si può rendere piú generale cosí: ogni atto di autorità di uomo a uomo che non derivi dall’assoluta necessità è tirannico. Ecco dunque sopra di che è fondato il diritto del sovrano di punire i delitti: sulla necessità di difendere il deposito della salute pubblica dalle usurpazioni particolari; e tanto piú giuste sono le pene, quanto piú sacra ed inviolabile è la sicurezza, e maggiore la libertà che il sovrano conserva ai sudditi. Consultiamo il cuore umano e in esso troveremo i principii fondamentali del vero diritto del sovrano di punire i delitti, poiché non è da sperarsi alcun vantaggio durevole dalla politica morale se ella non sia fondata su i sentimenti indelebili dell’uomo. Qualunque legge devii da questi incontrerà sempre una resistenza contraria che vince alla fine, in quella maniera che una forza benché minima, se sia continuamente applicata, vince qualunque violento moto comunicato ad un corpo. / / Nessun uomo ha fatto il dono gratuito di parte della propria libertà in vista del ben pubblico; questa chimera non esiste che ne’ romanzi; se fosse possibile, ciascuno di noi vorrebbe che i patti che legano gli altri, non ci legassero; ogni uomo si fa centro di tutte le combinazioni del globo. / / La moltiplicazione del genere umano, piccola per se stessa, ma di troppo superiore ai mezzi che la sterile ed abbandonata natura offriva per soddisfare ai bisogni che sempre piú s’incrocicchiavano tra di loro, riuní i primi selvaggi. Le prime unioni formarono necessariamente le altre per resistere alle prime, e cosí lo stato di guerra trasportossi dall’individuo alle nazioni. / / Fu dunque la necessità che costrinse gli uomini a cedere parte della propria libertà: egli è adunque certo che ciascuno non ne vuol mettere nel pubblico deposito che la minima porzion possibile, quella sola che basti a indurre gli altri a difenderlo. L’aggregato di queste minime porzioni possibili forma il diritto di punire; tutto il di piú è abuso e non giustizia, è fatto, ma non già diritto. Osservate che la parola diritto non è contradittoria alla parola forza, ma la prima è piuttosto una modificazione della seconda, cioè la modificazione piú utile al maggior numero. E per giustizia io non intendo altro che il vincolo necessario per tenere uniti gl’interessi particolari, che senz’esso si scioglierebbono nell’antico stato d’insociabilità; tutte le pene che oltrepassano la necessità di conservare questo vincolo sono ingiuste di lor natura. Bisogna guardarsi di non attaccare a questa parola giustizia l’idea di qualche cosa di reale, come di una forza fisica, o di un essere esistente; ella è una semplice maniera di concepire degli uomini, maniera che influisce infinitamente sulla felicità di ciascuno; nemmeno intendo quell’altra sorta di giustizia che è emanata da Dio e che ha i suoi immediati rapporti colle pene e ricompense della vita avvenire.



Cesare Beccaria : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 5 anni fa |Commenti(0) |

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Wikipedia contiene una voce riguardanteWikipedia>>Cesare Beccaria

La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione, quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. [...] io non veggo necessità alcuna di distruggere un cittadino, se non quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distogliere gli altri del commettere delitti, secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte.



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