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Frasi sull'argomento scuola 5

Interior with poppies and reading woman (Lizzy Hohlenberg) 905

dillo con parole sue

Antonio Gramsci : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 7 anni fa |Commenti(0) |

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La divisione fondamentale della scuola in classica e professionale era uno schema razionale: la scuola professionale per le classi strumentali, quella classica per le classi dominanti e per gli intellettuali. Lo sviluppo della base industriale sia in città che in campagna aveva un crescente bisogno del nuovo tipo di intellettuale urbano: si sviluppò accanto alla scuola classica quella tecnica (professionale ma non manuale), ciò che mise in discussione il principio stesso dell'indirizzo concreto di cultura generale, dell'indirizzo umanistico della cultura generale fondata sulla tradizione greco-romana. Questo indirizzo, una volta messo in discussione, può dirsi spacciato, perché la sua capacità formativa era in gran parte basata sul prestigioso generale e tradizionalmente indiscusso, di una determinata forma di civiltà. (Quaderni)



Paola Mastrocola : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 6 anni fa |Commenti(0) |

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Non importa nemmeno conoscere la propria lingua. Non esiste più lo scrivere corretto o scorretto: concetto desueto, incomprensibile. Quando mi affanno a correggere i loro orripilanti dettati ortografici e compiti di analisi logica, i miei allievi mi guardano allibiti: ma che problema c’è? Esiste il correttore automatico… E quando correggo i loro temi sconclusionati, affettuosamente mi consolano: non si preoccupi, prof, e quando mai dovremo saper scrivere? Anche per trovar lavoro, un curriculum lo troviamo già fatto su Internet. Sono cari e comprensivi. Ma soprattutto, hanno ragione. Non devono imparare più niente, il sapere viene loro gentilmente offerto, servito all’istante bell’e caldo, documenti predefiniti, cibo predigerito, prodotti preconfezionati. Basta cercare, trovare, scaricare. Dentro i computer, abitano dei gentilissimi correttori che molto automaticamente si prendono il disturbo di correggere gli errori. Per esempio, quando scrivo Pasolini, mi correggono in « pisolini ». È un problema? Volete mica che un computer sappia chi e "Pier Paolo Pasolini"? (Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare,)



Nelson Mandela : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 4 anni fa |Commenti(0) |

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L'istruzione è il grande motore dello sviluppo personale. È grazie all'istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione. Non ciò che ci viene dato, ma la capacità di valorizzare al meglio ciò che abbiamo è ciò che distingue una persona dall'altra. (da Lungo cammino verso la libertà 1995)



Stefan Zweig : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 2 anni fa |Commenti(0) |

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L'unico momento di vera, intensa felicità che io debbo alla scuola, fu quello in cui potei chiudere per sempre alle mie spalle la sua porta. Non voglio dire con questo che le nostre scuole austriache siano state cattive: al contrario, il cosiddetto "programma" era stato elaborato con cura dopo un'esperienza secolare e, se applicato con vivezza, avrebbe potuto dare la base di una cultura feconda e abbastanza universale. Ma appunto per la pedanteria programmatica e per la rigida schematizzazione le nostre lezioni divenivano orrendamente aride e morte, una fredda macchina per apprendere, non regolata mai sull'individuo, che, al pari di un apparecchio automatico, rispondeva con le qualifiche "buono, sufficiente, insufficiente" al grado con cui avevamo corrisposto alle esigenze del programma. Ma era proprio questa mancanza di affetto umano, questa nuda impersonalità fredda, era il tono da caserma che inconsciamente ci amareggiava. Avevamo una lezione da imparare e venivamo esaminati sul come avevamo imparato; non un maestro domandò una sola volta nel corso di otto anni che cosa noi personalmente desiderassimo apprendere; mancò insomma totalmente la spinta e l'incitamento di cui ogni giovane sente il segreto desiderio. Questa arida freddezza si rivelava già esteriormente nell'edificio della nostra scuola, una di quelle tipiche costruzioni utilitarie erette mezzo secolo fa con fretta, con economia e senza cura. Quella caserma scolastica, dai corridoi gelidi e male imbiancati,dalle aule basse e prive di ogni immagine alle pareti o comunque di ogni conforto per gli occhi, coi suoi gabinetti che mandavano effluvi per tutto l'edificio, poteva paragonarsi a quei vecchi mobili d'albergo che innumerevoli persone hanno già usato e innumerevoli altre continueranno ad usare con indifferenza o repugnanza. Ancor oggi non posso dimenticare l'odore umidiccio, muffoso, caratteristico di quella casa come di tutti gli uffici pubblici austriaci, quell'odore che gli austriaci chiamavano "erariale", una puzza, di stanze troppo riscaldate, troppo affollate, mai bene arieggiate, che compenetrava prima le vesti e poi anche le anime. Si sedeva a coppie, come i galeotti nella loro galera,su bassi banchi che facevan incurvare la spina dorsale, si sedeva sino ad averne le ossa indolenzite; d'inverno oscillava sui nostri quaderni la luce azzurrastra delle fiammelle a gas, d'estate invece si abbassavano con cura le tende, perché lo sguardo non si perdesse compiaciuto e sognante in un piccolo quadrato di cielo azzurro. Quel secolo non aveva ancora scoperto, che i giovani corpi ancora non del tutto formati hanno bisogno di luce e moto. Dieci minuti di intervallo nell'angusto e freddo corridoio erano ritenuti sufficienti in mezzo a quattro o cinque ore di immobilità; due volte la settimana ci portavano in palestra a pestare assurdamente i piedi su un impiantito che ad ogni passo sollevava un denso polverone, e questo a finestre ben chiuse: con ciò si era fatto omaggio all'igiene, e lo Stato aveva compiuto il proprio "dovere" per la mens sana in corpore sano. Ancora a distanza di tanti anni, ripassando davanti a quel triste edificio, provavo un senso di liberazione al pensiero di non dover più entrare in quel carcere della nostra giovinezza e quando, in occasione del cinquantenario del nobile istituto, fu indetta una cerimonia ed io venni invitato a tenere il discorso ufficiale in presenza del ministro e del borgomastro, opposi un cortese rifiuto. Io non dovevo riconoscenza a questa scuola ed ogni parola del genere sarebbe stata menzogna. Anche i nostri insegnanti non avevan colpa della malinconia di quell'andamento della scuola. Non erano né buoni né cattivi, non eran tiranni, né d'altra parte soccorrevoli camerati, eran soltanto dei poveri diavoli, supinamente legati allo schema, al programma prescritto dalle autorità, che avevano da esaurire il loro penso come noi il nostro e che quindi - lo sentivamo ben chiaramente! - non eran meno contenti di noi quando a mezzogiorno suonava la campana che dava la libertà a noi e a loro. Non ci amavano e non ci odiavano, e come lo avrebbero potuto, non sapendo nulla di noi? Ancora dopo un paio d'anni distinguevano pochissimi tra noi per nome: secondo il metodo allora vigente, essi dovevano occuparsi soltanto di constatare il numero di errori commessi dallo scolaro nell'ultimo compito. Essi sedevano lassù sulla cattedra, noi giù nei banchi; essi interrogavano e noi dovevamo rispondere, ma non vi era tra noi e loro alcun altro nesso. Fra maestri e scolari, fra cattedra e banco, fra il visibile "alto" e il visibile "basso" si ergeva l'invisibile barriera dell'autorità adimpedire ogni contatto. (Il mondo di ieri)



Primo Levi : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 3 mesi fa |Commenti(0) |

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ARGENTO Una circolare ciclostilata, di norma, si getta nel cestino senza leggerla, ma mi accorsi subito che quella non meritava il comune destino: era l’invito per la cena del venticinquesimo anno di laurea. Il suo linguaggio mi diede da pensare: il destinatario veniva trattato col “tu”, e l’estensore faceva sfoggio di termini goliardici stantii, come se quei venticinque anni non fossero passati. Con involontaria comicità, il testo concludeva dicendo: “...in un’atmosfera di rinnovato cameratismo, celebreremo le nostre nozze d’argento con la Chimica narrandoci a vicenda gli eventi chimici della nostra vita quotidiana”. Quali eventi chimici? La precipitazione degli steroli entro le nostre arterie cinquantenni? L’equilibrio di membrana delle nostre membrane? Chi poteva essere l’autore? Passai in rassegna mentalmente i venticinque o trenta colleghi superstiti: voglio dire, non solo ancora in vita, ma non spariti dietro il capo di altre attività professionali. Prima di tutto, via tutte le colleghe: tutte madri di famiglia, tutte smobilitate, nessuna più in possesso di “eventi” da raccontare. Via gli arrampicatori, gli arrampicati, i protetti, gli ex-protetti divenuti protettori: questa è gente che non ama i confronti. Via anche i frustrati, che neanche loro amano i confronti: ad una riunione così, il naufrago magari ci viene, ma per chiedere compatimento o aiuto: è difficile che prenda l’iniziativa di organizzarla. Dalla esigua rosa che avanzava scaturì un nome probabile: Cerrato, l’onesto maldestro e volonteroso Cerrato, a cui la vita aveva dato così poco e che così poco aveva dato alla vita. L’avevo incontrato saltuariamente e fugacemente dopo la guerra, ed era un inerte, non un naufrago: è naufrago chi parte ed affonda, chi si propone una meta, non la raggiunge e ne soffre; Cerrato non si era proposto nulla, non si era esposto a nulla, era rimasto ben chiuso in casa, e certamente doveva essere rimasto abbarbicato agli anni “d’oro” degli studi perché tutti gli altri suoi anni erano stati di piombo. (Il Sistema Periodico)



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