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Frasi sull'argomento risorgimento 7

Anker- Die Andacht des Grossvaters 1893

dillo con parole sue

Giuseppe Cesare Abba : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 8 anni fa |Commenti(0) |

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Wikipedia contiene una voce riguardanteWikipedia>>Giuseppe Cesare Abba

Nei dieci mesi che volsero dalla pace di Villafranca alla spedizione dei Mille, l'Italia di mezzo diede prove di virtù civili meravigliose, ma col Piemonte corse dei pericoli gravi forse quanto quelli che il Piemonte stesso aveva corsi, prima della guerra del 1859. I duchi, gli arciduchi, i legati pontifici fuggiti dalle loro sedi, fin da prima di quella guerra, non avevano più osato tornarvi; e allora Parma, Modena, Bologna con la Romagna fino alla Cattolica, si strinsero in un solo Stato, che nel bel ricordo della gran via romana da Piacenza a Rimini, chiamarono l'Emilia. / (Storia dei MIlle)



Giuseppe Cesare Abba : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 8 anni fa |Commenti(0) |

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Parma, 3 maggio 1860. Notte. / Le ciance saranno finite. Se ne intesero tante che parevano persino accuse. - Tutta Sicilia è in armi; il Piemonte non si può muovere; ma Garibaldi? - Trentamila insorti accerchiano Palermo: non aspettano che un capo, Lui! Ed egli se ne sta chiuso in Caprera? - No, è in Genova. - E allora perché non parte? - Ma Nizza ceduta? dicevano alcuni. E altri più generosi: - Che Nizza? Partirà col cuore afflitto, ma Garibaldi non lascierà la Sicilia senza aiuto. / I più generosi hanno indovinato. Garibaldi partirà, ed io sarò nel numero dei fortunati che lo seguiranno. / (Da Quarto al Volturno)



Luciano Bianciardi : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 8 anni fa |Commenti(0) |

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Anno nuovo vita nuova, si ripete ogni volta, e questo ormai è diventato un modo di dire, a cui si dà poca o nessuna importanza. Eppure quella volta i milanesi furono di parola. Tutti d'accordo: a Capodanno del Quarantotto si ripromisero di non fumare piú. Basta coi i sigari, basta con le pipe, basta con il macubino da annusare. Le sigarette a quei tempi non erano ancora state inventate: dovevano passare cinque anni, e scoppiare una guerra in Crimea perché nascesse l'abitudine "moderna" di avvolgere il tabacco nella carta. In Crimea volle il caso che si distribuisse ai soldati alleati, cioè inglesi, francesi, piemontesi e turchi (grandissimi fumatori, secondo il proverbio) una partita di tabacco sfuso, e siccome scarseggiavano, oltre ai viveri e ai medicinali, le pipe in dotazione alla truppa, questa seppe arrangiarsi e ricorrere alla carta. La carta non mancava, perché le dosi di polvere per i fucili ad avancarica stavano per l'appunto avvolte nella carta, e l'involtino era propriamente quel che si dice "cartuccia". Noi continuiamo a chiamare così la munizione del fucile o della pistola, anche se per la verità la carta non c'entra affatto. / (Daghela avanti un passo!)



Luciano Bianciardi : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 8 anni fa |Commenti(0) |

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L'ultima volta che parlai con il gran vecchio fu il primo novembre del sessanta, davanti alle mura di Capua assediata. Ormai i generaloni piemontesi avevano deciso di bombardare, e difatti le batterie stavano già pronte in postazione, dietro i gabbioni di graticcio interrati, con le piramidi delle palle ben ravversate e le cataste delle cariche e gli artiglieri in pieno assetto, con le loro borse e gli alti cheppì dal pennacchietto di crine e gli scovoloni impugnati, quasi che volessero impressionarci con tanta ostentazione d'ordine e di perizia. E noi li stavamo a guardare, senza che tuttavia si barattasse una parola. / A quei tempi, come già ho spiegato, io comandavo un battaglione della brigata Basilicata, general Clemente Corte, primo reggimento. Le disposizioni erano che tutto il mio riparto avrebbe trascorso la notte accosto al cimitero di Santa Maria, e i miei uomini si andavano sistemando come meglio si poté, quando comparve Garibaldi in fondo allo stradone di Caserta. Comandai subito che tutti pigliassero le armi per salutare, e quand'egli fu dinanzi al battaglione schierato, fermò la cavalla e fe' cenno che mi avvicinassi. / "Vedete," mi disse con quella voce che innamorava "vogliono bombardare a tutti i costi e io me ne vado perché non ho cuore di assistere a tanto barbaro spettacolo. Nessuno deve avere diritto di chiamarmi bombardatore." Mi strinse la mano, salutò a voce alta i volontari che, rotte le file, gli si affollavano intorno: "Addio, figlioli, addio!" E sparì. / (La battaglia soda)



Jean Giono : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 8 anni fa |Commenti(0) |

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L'affascinante Cavour non aveva ancora cominciato a vocalizzare tra i favoriti rossi le cavatine della sua "politica allegra". Le società segrete intonavano già il basso nobile dell'opera seria nei boschi del regno sardo. / Gli affiliati alla Carboneria venivano reclutati in tutte le classi sociali. Nobili, artigiani, ufficiali, marinai, professori, soldati, studenti, e perfino donne focose ma rese discrete dalle delizie di quella politica romanzesca costituivano un'ardente confraternita d'ombre dove il coraggio e la sacralità dei giuramenti avevano il posto d'onore. / Il rischio che si correva era enorme. Nonostante il fascino di cui un immutabile cielo azzurro ammanta le idee generose, e la temperatura mediterranea del regno che rende adorabile l'assassinio patriottico, si era costretti a fucilare i bravi assassini, pur facendo loro tanto di cappello, con volgarissimi proiettili sardi. / (Angelo, traduzione di Francesco Bruno, Guanda)



Luigi Pirandello : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 6 anni fa |Commenti(0) |

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Mangia il Governo, mangia la Provincia; mangia il Comune e il capo e il sottocapo e il direttore e l'ingegnere e il sorvegliante... Che può avanzare per chi sta sotto terra e sotto di tutti e deve portar tutti sulle spalle e resta schiacciato? / (Luigi Pirandello, I vecchi e i giovani)



Federico De Roberto : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 6 anni fa |Commenti(0) |

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(da I Viceré) Giuseppe, dinanzi al portone, trastullava il suo bambino, cullandolo sulle braccia, mostrandogli lo scudo marmoreo infisso al sommo dell'arco, la rastrelliera inchiodata sul muro del vestibolo dove, ai tempi antichi, i lanzi del principe appendevano le alabarde, quando s'udì e crebbe rapidamente il rumore d'una carrozza arrivante a tutta carriera; e prima ancora che egli avesse il tempo di voltarsi, un legnetto sul quale pareva avesse nevicato, dalla tanta polvere, e il cui cavallo era tutto spumante di sudore, entrò nella corte con assordante fracasso. Dall'arco del secondo cortile affacciaronsi servi e famigli: Baldassarre, il maestro di casa, schiuse la vetrata della loggia del secondo piano, intanto che Salvatore Cerra precipitavasi dalla carrozzella con una lettera in mano. / "Don Salvatore?... Che c'è?... Che novità?..." / Ma quegli fece col braccio un gesto disperato e salì le scale a quattro a quattro. / Giuseppe, col bambino ancora in collo, era rimasto intontito, non comprendendo; ma sua moglie, la moglie di Baldassarre, la lavandaia, una quantità d'altri servi già circondavano la carrozzella, si segnavano udendo il cocchiere narrare, interrottamente: / "La principessa... Morta d'un colpo... Stamattina, mentre lavavo la carrozza..." / "Gesù!... Gesù!..."



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