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Frasi sull'argomento europa 2

Jean Jacques Henner - La liseuse

dillo con parole sue

Jacques Le Goff : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 5 anni fa |Commenti(0) |

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Wikipedia contiene una voce riguardanteWikipedia>>Jacques Le Goff

La ricchezza culturale dell'Europa non deriva dalla purezza, ma dalla mescolanza fra diversi gruppi umani. / L'Europa nasce dalle migrazioni e dalle ibridazioni che ne sono derivate, ed è mia convinzione che queste, nel passato come / probabilmente nel futuro, siano caratteristica essenziale dell'Europa e della sua civiltà. L'Europa non è un prodotto della / geografia, sebbene i dati geografici, elaborati dagli uomini e dalla storia, abbiano avuto un ruolo importante nel costituire la / sua identità e nell'impatto dei fenomeni interni ed esterni: migrazioni e peregrinazioni, apertura delle frontiere terrestri e / apertura regolata di quelle marittime, predominanza di pianure e spazi fertili favorevoli alle colture di cereali e preponderanza / di clima temperato. / L'Europa, prodotto della storia, ha conosciuto una prima forma d'organizzazione con l'Impero romano: incentrato nel / Mediterraneo, esso si allargava a Est, nell'Asia mediorientale, e a Sud, nel Nord Africa, lasciando fuori praticamente tutta / l'Europa a Nord delle Alpi e a Est del Reno. «Europa» era solo una parola che faceva parte del vocabolario dei geografi eruditi, / eredi dei geografi greci (il celebre Ecateo di Mileto è il primo a noi noto, verso il 520 a.C.), i quali, attraverso un ragionamento / astratto sulla nozione di continente, distinguevano e designavano tre continenti: l'Asia, paese del sol levante; la Libia, paese / della pioggia e infine l'Europa, paese del sol calante, considerata da questi studiosi, di esperienza limitata, di gran lunga il più / grande dei tre continenti. Poi, secondo il mito, l'Europa divenne una principessa orientale rapita da Zeus. Così, fin dal mito / d'origine, nasce da una migrazione. / Se il mondo greco ha inventato l'Europa dandole ancor prima il nome (la mobilità del tempo storico - indietro, in avanti - è un / importante fattore), citando Lucien Febvre diciamo che «il mondo greco non era un mondo europeo». Ma la storia fu decisiva. / L'altro grande storico, «fratello» di Febvre, Marc Bloch, l'affermava fin dal 1935: «L'Europa è sorta esattamente quando / l'Impero romano è crollato». E ancora: «L'Europa come entità umana è stata una creazione dell'Alto Medioevo - le invasioni / germaniche hanno ravvicinato i popoli germanici agli elementi occidentali del Vecchio Impero». / Bisogna sottolineare che l'incrocio etnico e culturale era stato preparato da una lunga fase di acculturazione pacifica negli / ultimi secoli dell'Impero romano. La grande ibridazione, alla nascita dell'Europa, è stato un lungo processo di trasferimento di / uomini, tecniche, credenze, idee da una parte e dall'altra della frontiera dell'Impero. Quali evoluzioni, quali creazioni hanno / realizzato, hanno consentito tale ibridazione? La prima condizione è d'ordine quantitativo. I nuovi arrivati erano poco / numerosi: qualche migliaio o qualche decina di migliaia di persone. Per non essere sommersi dalla massa di abitanti / preesistenti, essi dovevano mantenere una certa coesione e salvaguardare i loro costumi originali: l'ibridazione europea è / conservatrice di tradizioni. Lo stesso era per le vecchie popolazioni di fronte ai nuovi arrivati: più numerosi, ma meno forti. / Paradossalmente, tale squilibrio demografico favorì gli incroci, le coppie miste, che non rompevano i legami con le comunità / originali. / Ma i fattori d'unificazione furono evidentemente essenziali. Il primo fattore fu la sedentarietà dei nuovi arrivati. Se pur / esistono culture nomadi di qualità e rispettabili, la civiltà può essere solo stabile, anche se i viaggi e la mobilità la nutrono e la / diffondono. Considerato il livello tecnologico dei primi europei - malgrado l'apporto in tecniche metallurgiche dei nuovi / arrivati - la base di questa nuova civiltà sedentaria fu la terra, l'economia rurale e particolarmente cerealicola. Gli europei / meticci furono guerrieri, ma soprattutto contadini. In seguito, si considerarono eredi della civiltà romana. Il che era vero a / livello di élite, ma fu l'insieme dei meticci europei a prolungare e salvare l'umanesimo romano. / La vocazione a trasmettere l'eredità fu duplicata, animata, resa dinamica da una nuova ideologia comune, generatrice d'un / progetto: la conversione al cristianesimo. Fra i capi dei nuovi arrivati, il franco Clodoveo, che si riteneva un patrizio romano, / fu il primo a scegliere il cristianesimo nella sua forma cattolica, raggiunto più tardi dagli altri capi (chiamati ormai re) che / prima avevano abbracciato l'arianesimo, del quale la storia fece un'eresia, che avrebbe potuto contrastare la mescolanza / europea. / Una circostanza favorì questa mescolanza: la costituzione dell'Islam che, espandendosi nella penisola iberica e nel / Mediterraneo, facilitò la fusione dei nuovi meticci europei contro di esso. Ma noi sappiamo, conoscendo il seguito della storia, / che il cemento cristiano dell'Europa portò a scartare gli ebrei e all'ostilità nei confronti dell'Islam: e ciò ha generato grandi / drammi fino ai nostri giorni. Gli emarginati del meticciato alimentarono intolleranze, persecuzioni, conflitti. Lo stesso accadde / da parte musulmana. / E' bene sottolineare che quest'Europa meticcia raggiunse più o meno una sua unità pur restando diversa. Diversità e tolleranza / sono intimamente legate all'ibridazione. / Se la mescolanza tocca il culmine nell'ambito culturale, essa si manifesta anche nell'ambito materiale legato all'economia / umana: i migranti si portano dietro animali e vegetali nuovi, tecniche nuove, introducendo e modificando fauna, flora e / tecniche anteriori. Gli incroci riguardano tutta la civiltà. / Consideriamo brevemente le due grandi ondate di migrazioni o adesioni ulteriori all'insieme europeo meticcio del Medioevo: / quella, intorno all'800, con un nuovo insieme germanico e i primi slavi occidentali, la Croazia; e quella, intorno all'anno Mille, / con gli ungheresi, gli slavi e gli scandinavi. E, purtroppo, con l'allargamento del fossato tra Europa latina ed Europa greca che / sta a noi, oggi, riempire per un arricchimento dell'ibridazione europea. / Non condivido l'opinione degli storici che vedono nell'Impero carolingio la prima, vera realizzazione dell'Europa. / Quell'Europa senza le isole britanniche, la Scandinavia, gli slavi e la penisola iberica non è Europa e Carlo Magno non / guardava all'avvenire, ma al passato d'un Impero romano scomparso. La Roma medioevale poteva essere la capitale della / nuova Europa meticcia. Aix-la-Chapelle era solo il sogno effimero d'un imperatore franco. Ma il mondo carolingio ha / arricchito l'Europa meticcia in tre aspetti molto importanti: di fronte al giudaismo e all'Islam aniconico e a Bisanzio / iconoclasta, esso ha assicurato alla futura Europa la mescolanza delle immagini. La corte di Carlo Magno ha prefigurato / un'Europa meticcia degli intellettuali: anglosassoni, franchi, spagnoli, lombardi. E sostituendo la territorialità alla nazionalità / delle leggi ha dato una base giuridica a questa mescolanza. / Lo scrittore François Renaud Camus, deplorevole antisemita malgrado i suoi dinieghi, ha dichiarato recentemente: «Mi chiedo / perché sia necessario mentire a favore della mescolanza, come quando si pretende che solo le società incrociate hanno / prodotto una grande arte o una grande arte di vivere. Il che, beninteso, non sta in piedi storicamente». Il grande storico Lucien / Febvre che, invece, sapeva quel che diceva, nel 1945 dichiarava, a proposito della nascita dell'Europa meticcia nell'Alto / Medioevo: «Ancora una volta, la storia lo conferma: non è la purezza, è l'impurezza razziale (se tale parola ha un senso) a / essere feconda; non è la separazione del sangue, ma la mescolanza del sangue. / / (da Il Corriere della Sera, 6 giugno 2000 / traduzione di Daniela Maggioni)



Ida Magli : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 5 mesi fa |Commenti(0) |

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Wikipedia contiene una voce riguardanteWikipedia>>Ida Magli

Soltanto gli economisti, come i dittatori, si dimenticano dell'esistenza degli uomini. Il silenzio di fronte all'Europa degli psicologi, dei sociologi, degli antropologi è impressionante, tanto quanto quello dei poeti, dei musicisti, degli artisti. Ma la responsabilità etica di un antropologo, soprattutto di un antropologo che ha scelto di "osservare" noi, non gli "altri", i "diversi e lontani", è identica a quella dei Fisici di fronte alla scoperta dell'energia nucleare. Nel modo con il quale fino ad oggi è stata propagandata e accettata l'Unione Europea è facilmente riconoscibile l'inerzia di fronte all'invisibilità di ciò che è ovvio. / Combattere contro l'"ovvio" è una battaglia al tempo stesso assurda, per l'evidenza di ciò che dice, e disperata per la sua inutilità. Gli antropologi sono, nella lunga schiera dei perdenti a causa dell'ovvio, alcuni di quelli che hanno perso di più.



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