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Frasi sull'argomento antropologia 5

Laurits Andersen Ring - Ved frokostbordet og morgenaviserne

dillo con parole sue

Marc Augé : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 5 anni fa |Commenti(0) |

Valutata 2.77/5 (55.47%) (371 Voti)
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Paradosso del non luogo: lo straniero smarrito in un Paese che non conosce - lo straniero “di passaggio” - si ritrova soltanto nell’anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio, dei grandi magazzini o delle catene alberghiere”. Nei non luoghi vi è sempre un posto specifico - in vetrina, su di un manifesto, a destra dell’aereo, a sinistra dell’autostrada - per delle “curiosità” presentate come tali - gli ananas della Costa d’Avorio, Venezia città di Dogi, la città di Tangeri, il sito di Alèsia - ma essi non operano alcuna sintesi, non integrano nulla, autorizzano solo per il tempo di un percorso la coesistenza di individualità distinte, simili e differenti le une dalle altre.



Stefan Zweig : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 5 anni fa |Commenti(0) |

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Una volta l’uomo aveva una anima e un corpo, oggi ha bisogno anche di un passaporto, altrimenti non viene trattato da essere umano.



Marc Augé : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 5 anni fa |Commenti(0) |

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Nelle sue modalità modeste come nelle sue espressioni lussuose l'esperienza del nonluogo (indissociabile da una percezione più o meno chiara dell'accelerazione della storia e del restringimento del pianeta) è oggi una componente essenziale di ogni esistenza sociale. Donde il carattere molto particolare e in definitiva paradossale di ciò che in Occidente si considera a volte come la moda del ripiegarsi su se stessi, del cocooning: mai le storie individuali (a causa del loro necessario rapporto con lo spazio, con l'immagine e il consumo) sono state così coinvolte nella storia generale, nella storia tout court. A partire da qui, tutti gli atteggiamenti individuali sono concepibili: la fuga (a casa propria, altrove), la paura (di sé, degli altri), ma anche l'intensità dell'esperienza (la «performance») o la rivolta contro i valori stabiliti. Non c'è più analisi sociale che possa tralasciare gli individui, né analisi degli individui che possa ignorare gli spazi attraverso i quali essi transitano. / / Un giorno, forse, un segno verrà da un altro pianeta. E, per effetto di una solidarietà di cui l'etnologo ha studiato i meccanismi su scala ridotta, l'insieme dello spazio terrestre diventerà un luogo. Essere terrestre significherà qualche cosa. Nell'attesa, non è detto che bastino le minacce che gravano sull'ambiente. È nell'anonimato del nonluogo che si prova in solitudine la comunanza dei destini umani. / / Ci sarà dunque posto domani, o forse, malgrado l'apparente contraddizione dei termini, c'è già posto oggi per una etnologia della solitudine. / (Nonluoghi - Introduzione a una antropologia della surmodernità)



Marc Augé : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 5 anni fa |Commenti(0) |

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Se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non può definirsi né identitario né relazionale né storico, definirà un nonluogo. L'ipotesi che qui sosteniamo è che la surmodernità è produttrice di nonluoghi antropologici e che, contrariamente alla modernità baudeleriana, non integra in sé i luoghi antichi: questi, repertoriati, classificati e promossi «luoghi della memoria», vi occupano un posto circoscritto e specifico. Un mondo in cui si nasce in clinica e si muore in ospedale, in cui si moltiplicano, con modalità lussuose o inumane, i punti di transito e le occupazioni provvisorie (le catene alberghiere e le occupazioni abusive, i club di vacanze, i campi profughi, le bidonville destinate al crollo o ad una perennità putrefatta), in cui si sviluppa una fitta rete di mezzi di trasporto che sono anche spazi abitati, in cui grandi magazzini, distributori automatici e carte di credito riannodano i gesti di un commercio «muto», un mondo promesso alla individualità solitaria, al passaggio, al provvisorio e all'effimero, propone all'antropologo (ma anche a tutti gli altri) un oggetto nuovo del quale conviene misurare le dimensioni inedite prima di chiedersi di quale sguardo sia passibile. Aggiungiamo che la stessa cosa vale tanto per il nonluogo che per il luogo: esso non esiste mai sotto una forma pura; dei luoghi vi si ricompongono; delle relazioni vi si ricostituiscono; le «astuzie millenarie» dell'«invenzione del quotidiano» e delle «arti del fare», di cui Michel de Certeau ha proposto analisi così sottili, vi possono aprire un cammino e dispiegarvi le loro strategie. Il luogo e il nonluogo sono piuttosto delle polarità sfuggenti: il primo non è mai completamente cancellato e il secondo non si compie mai totalmente – palinsesti in cui si reiscrive incessantemente il gioco misto dell'identità e della relazione. Tuttavia, i nonluoghi rappresentano l'epoca; ne danno una misura quantificabile ricavata addizionando – con qualche conversione fra superficie, volume e distanza – le vie aeree, ferroviarie, autostradali e gli abitacoli mobili detti «mezzi di trasporto» (aerei, treni, auto), gli aeroporti, le stazioni ferroviarie e aerospaziali, le grandi catene alberghiere, le strutture per il tempo libero, i grandi spazi commerciali e, infine, la complessa matassa di reti cablate o senza fili che mobilitano lo spazio extraterrestre ai fini di una comunicazione così peculiare che spesso mette l'individuo in contatto solo con un'altra immagine di se stesso. / (Nonluoghi - Introduzione a una antropologia della surmodernità) /



Ida Magli : clicca per leggere tutte le frasi di questo autore Inserita circa 7 mesi fa |Commenti(0) |

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Soltanto gli economisti, come i dittatori, si dimenticano dell'esistenza degli uomini. Il silenzio di fronte all'Europa degli psicologi, dei sociologi, degli antropologi è impressionante, tanto quanto quello dei poeti, dei musicisti, degli artisti. Ma la responsabilità etica di un antropologo, soprattutto di un antropologo che ha scelto di "osservare" noi, non gli "altri", i "diversi e lontani", è identica a quella dei Fisici di fronte alla scoperta dell'energia nucleare. Nel modo con il quale fino ad oggi è stata propagandata e accettata l'Unione Europea è facilmente riconoscibile l'inerzia di fronte all'invisibilità di ciò che è ovvio. / Combattere contro l'"ovvio" è una battaglia al tempo stesso assurda, per l'evidenza di ciò che dice, e disperata per la sua inutilità. Gli antropologi sono, nella lunga schiera dei perdenti a causa dell'ovvio, alcuni di quelli che hanno perso di più.



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